Pet Therapy PREMESSE

PREMESSE

L’associazione don Giuseppe Girelli ha presentato un progetto di riqualificazione della propria unità d’offerta che ne ridefinirà la missione in Struttura riabilitativa intermedia ad alta specializzazione per l’accoglienza di persone in dimissione da Ospedale Psichiatrico Giudiziario.
Si tratta di un progetto innovativo che contribuirà a scrivere le linee guida delle attività terapeutiche e riabilitative di persone affette da patologie psichiatriche, per le quali si è valutata l’opportunità di inserire, tra le attività quotidiane, anche la Terapia Assistita con animali.
Sono ormai numerosi i riscontri dell’effetto benefico prodotto dalla presenza di animali in un contesto sanitario, sia che l’animale venga utilizzato come parte integrata di un programma terapeutico (Terapia Assistita con Animali o AAT, secondo l’acronimo inglese Animal – Assisted Therapy) sia che venga utilizzato in attività più informali (Attività Assistita con Animali o AAA Animal – Assisted Activies).

PET THERAPY

Questo tipo di attività, definito genericamente con il termine anglosassone di Pet Therapy (terapia condotta con animali da affezione o animali domestici) ha suscitato notevole interesse essendo finalizzata ad un miglioramento delle condizioni fisiche, sociali ed emotive delle persone a cui sono dirette. La prescrizione, la progettazione e l’attuazione di un simile intervento di tipo educativo e/o ricreativo, richiede la presenza di un équipe multidisciplinare, a seconda del paziente e della patologia da trattare. I meccanismi d’azione fondamentali di questo tipo di intervento sono:

  • il rapporto uomo-animale, affettivo ed emozionale, in grado di arrecare non solo benefici emotivi e psicologici, ma anche fisici, quali l’abbassamento della pressione sanguigna, il rallentamento del battito cardiaco;
  • la comunicazione uomo-animale, che si basa su una forma di linguaggio molto semplice, cadenzato, con ripetizioni frequenti, tono crescente e interrogativo, che produce un effetto rassicurante, sia in chi parla, sia in chi ascolta;
  • la stimolazione mentale, che si verifica grazie alla comunicazione con l’altro, alla rievocazione di ricordi, all’intrattenimento, al gioco, fattori che riducono il senso di alienazione e isolamento;
  • il tatto, il contatto corporeo, il piacere tattile permettono la formazione di un confine psicologico, della propria identità, del proprio Sé e della propria esistenza;
  • l’elemento ludico, cioè il gioco e il divertimento, che portano benefici psicosomatici. Le persone, giocando, possono liberare le proprie energie e ricavare sensazioni di benessere e di calma;
  • la facilitazione sociale, la presenza di un animale, spesso, costituisce un’occasione di interazione con altre persone;
  • la responsabilità, proporzionale alla propria età e alle proprie possibilità, nella cura di un eventuale animale di proprietà;
  • l’attaccamento, il legame che si viene a creare tra uomo e animale può, almeno in parte, compensare la mancanza eventuale di quello interumano, e, comunque, favorire lo sviluppo di legami di attaccamento basati sulla fiducia, che potranno, in seguito, essere anche trasferiti ad altri individui;
  • l’empatia: la capacità di identificarsi con l’animale, nel tempo, viene trasferita anche alle relazioni con gli altri esseri umani;
  • l’antropomorfismo: l’attribuzione di alcune caratteristiche umane all’animale, può rappresentare un valido meccanismo per superare un eventuale egocentrismo e focalizzare la propria attenzione sul mondo esterno;
  • il senso di comunione con la natura.

L’INTRODUZIONE DI ANIMALI

L’introduzione di animali, soprattutto cani, in strutture residenziali ospitanti persone affette da patologie psichiatriche ha dimostrato, ancorchè ancora in maniera empirica, non solo di influire positivamente su alcuni parametri sociali,  individuali quali interazione e comunicazione (interpersonale e interspecifica), ma si è dimostrata efficace su parametri comportamentali riducendo l’agitazione, stimolando la creatività, la curiosità e la capacità d’osservazione e sull’affettività con miglioramento della depressione e dell’ansia. Il progetto di riconversione di casa San Giuseppe in struttura intermedia riabilitativa per l’accoglienza di persone in dimissione da Ospedale Psichiatrico Giudiziario rimanda ad esperienze di Pet Therapy sviluppate, ad esempio, presso l’Opg di Reggio Emilia. In questa fattispecie l’attività di pet therapy ha ridato ai ricoverati la possibilità di riacquistare sensazioni di padronanza di riprendere fiducia in se stessi, di aumentare il livello di autostima e quindi sentirsi utili per qualcuno.

Gli aspetti strutturali della personalità si riattivano nella relazione per cui viene fuori l’aspetto genitoriale nell’accudimento del cane, l’aspetto bambino nel gioco col cane, l’aspetto più adulto nell’organizzazione della giornata e dei compiti.
Aspetti questi che vengono frenati e soffocati dalla malattia e dall’isolamento.

I DATI

Nel corso della sperimentazione si è osservato una riduzione dell’ansia, un miglioramento del tono dell’umore dei pazienti inoltre la diminuzione della tensione psichica ha portato una modificazione dei comportamenti nel senso di una maggiore assunzione di responsabilità e una maggiore propensione all’attivare relazioni significative con i compagni del gruppo e con gli operatori.
La risposta emozionale positiva era legata allo stimolo che il cane o il gruppo forniva loro.
Altro dati significativi osservati sono stati: la presenza costante e l’assenza di comportamenti di autolesionismo. La riabilitazione così intesa ha assunto una specifica fisionomia culturale, professionale e umana.
Il dilemma controllo e cura, che da sempre caratterizza il lavorare con queste persone si fa più acuto e se vogliamo anche più frustrante, ma nello stesso tempo può agire paradossalmente da stimolo continuo nella ricerca di un operare che, possa comunque sempre più rispondere alle esigenze terapeutiche e riabilitative dei pazienti ospitati.

I malati psichiatrici, ed in particolar modo i cosiddetti “folli-rei” che vivono, spesso, in una realtà triste e demotivata, quale può essere quella dell’O.p.g., sono anche coloro che meglio di tutti possono sfruttare le proprietà profilattiche e terapeutiche degli animali da compagnia, istituendo un intenso rapporto interpersonale, a fronte anche della gran quantità di tempo che possono dedicare ai nuovi piccoli amici. In questa situazione un pet, attraverso il gioco e l’accudimento,importanti canali di interazione tra uomo e animale, può diventare un’ ancora di salvezza promovendo e rinforzando il legame affettivo e stimolando la relazione interpersonale. Concrete testimonianze confermano che questa convivenza procura un effettivo benessere. Un’ ultima considerazione da farsi è quella che gli animali non giudicano gli umani secondo i nostri parametri (bello o brutto, giovane o vecchio, valido o meno, buono o cattivo), anzi, non lo giudicano affatto; in più l’animale, ed il cane in particolare, è in grado di offrire un’approvazione incondizionata, una gratitudine senza limiti. Oltre a generare questi benefici di natura sociale e psicologica, è stato dimostrato l’effetto terapeutico che un animale da compagnia esercita.

2018-01-17T14:44:38+00:00